mercoledì 30 dicembre 2015

TUTTI SIAMO CHIAMATI ALLA SANTITA'



PASSI DELLA BIBBIA DOVE E’ CHIARAMENTE SCRITTO
CHE TUTTI PROPRIO TUTTI SIAMO CHIAMATI ALLA SANTITA’

Ma, nello stesso tempo, siamo esortati a confermare i nostri cuori nella santità pratica (3:13); essa è l’esplicita volontà di Dio per ognuno dei suoi (4:3)

Riflessione(Non posso più  nascondermi  mi  l’ha detto Gesù stesso che è la sua volontà)

 

Giovanni 17,21-23

E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. 23 Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.

Riflessione

Da solo non ce la posso fare ma ci vuole l’unione con gli altri per farcela e l’immagine della cordata presentata da chiara indica bene come ho bisogno del sostegno degli altri  per salire verso la santità)

 

Giovanni 14,23 :

Gesù rispose e gli disse: Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui.

Riflessione

(questo è veramente grande che la TRINITA’ SE FACCIO LA VOLONTA’ del Padre venga a abitare nel mio cuore)

 

"Siate santi, perchè io, il Signore Dio vostro, sono santo" (Lv 19, 2).

poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo. (1° lett pietro vers 16)

Riflessione                                                                                                                                                                     (Prima Gesù sembra che mi dia un consiglio nel levitico poi nella lettera di san pietro mi dice che non c’è altra strada per me e chiaramente per tutti i cristiani e cioè diventare categoricamente Santi).



PER DIVENTARE SANTI POTREBBERO ESSERE UTILI
QUESTE DEFINIZIONI:
Farsi santi dove Dio ti chiama
Immergersi nel mondo per diventare santi
"sarai Santo se sei Santo subito!!!"
La santità è come rispondere ai desideri della persona amata.

 Credo di aver scoperto che per diventare santi bisogna fare piccoli passi ogni giorno.
Per diventare santi basta rispondere ai desideri di Gesù. E’ una specie di esercizio e di ascesi nell’amore.
Cosi che come facendo tanti piccoli peccati veniali ci si allontana dalla carità e dalla santità cosi invece dando subito tanti piccoli si nella vita di ogni giorno alla volontà di Gesù si vola verso la santità.
 Ho la sensazione che Gesù il più grande mendicante d’Amore della storia bussi incessantemente al proprio cuore e come uno  gli apre non avendo trovato altri cuori che gli hanno aperto lui riversa in noi tutto l’amore che era destinato per altri cuori.
Lui prende dimora in noi  e la via della Santità diventa facile.
In pratica purtroppo non c’è concorrenza. Dato che Gesù non trova cuori disposti ad accoglierlo basta aprire la porta del cuore e fai un vero pieno di Amore e di Gioia.
L’amore che Lui ti da solo per avergli aperto il cuore cresce sempre di più e rende più facile andare a messa fare la comunione ogni giorno pregare incessantemente e non peccare più e in pratica non offendere più il Signore.
MI STANNO MOLTO A CUORE GLI SCRITTI DI SUOR TERESINA DI GESU’ CHE DICEVA:
“ TROVO L’ESERCIZIO DELLA PERFEZIONE MOLTO FACILE,PERCHE’ HO COMPRESO CHE NON C’E’ DA FARE CHE UNA COSA: PRENDERE GESU’ DALLA PARTE DEL CUORE”.
IL CHE VUOL DIRE PER PARTE NOSTRA: FARE TUTTO QUANTO E’ NELLE MIE FORZE PER FARGLI PIACERE.
Certo a volte l’AMORE di Gesù è cosi folle e separato dal mondo e per questo appunto santo che un po’ ci spaventa, mi spaventa.
Ci sono poi tanti richiami del mondo che mi invitano a conformarmi nuovamente alla mentalità del mondo.
Ma poi Gesù stesso con grande Amore mi attira a se dicendomi come disse ai suoi discepoli:
GIOVANNI 6,67
67Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?».
CONTINUANDO PIETRO RISPOSE:
68Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; 69noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
La domanda incessante di Gesù mendicante di AMORE è QUESTA:
FORSE ANCHE TU VUOI ANDARTENE ?
FORSE ANCHE VOI VOLETE ANDARVENE?

mercoledì 9 dicembre 2015

PECCATO VENIALE

Che cos’è il peccato veniale? 

Ma qualcuno ancora se lo domanda?


 “In termini liturgici la perdita dell’identità significa perdita della vocazione religiosa, e il permissivismo morale significa perdita del bisogno della confessione. Laddove molti ricorrevano alla confessione e relativamente pochi alla comunione, ora pochissimi si confessano mentre molti ricorrono alla comunione”

Prima tollerato e poi vezzeggiato come estremo legame con il mondo, il peccato veniale ha indotto alla tiepidezza e oscurato il cielo delle ultime generazioni cristiane. “Quelli che commettono spesso peccati leggeri” ammoniva San Gregorio Magno “non devono considerare la qualità dei loro peccati, ma la loro quantità.

  Se non li impensierisce la gravità, li spaventerà il numero. (…) chi trascura di piangere e schivare i peccati leggeri cadrà non già di colpo, ma un po’ alla volta, dallo stato di giustizia a quello mortale”. E San Tommaso, nella “Summa”, spiega che “un peccato veniale può predisporre a un peccato che è mortale dalla parte di chi lo compie, a modo di conseguenza.

 Aumentata infatti la disposizione o l’abito con gli atti del peccato veniale, l’attrattiva del peccato può aumentare fino al punto che colui che pecca giungerà a porre il proprio fine nel peccato veniale: infatti, in chiunque ha un abito, di per sé, il fine è l’operare secondo tale abito. E così, con la ripetizione dei molti peccati veniali, uno si disporrà al peccato mortale”.

 Riguardo al peccato veniale, il Catechismo sostiene quanto segue: “Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso. Il peccato veniale indebolisce la carità;

manifesta un affetto disordinato per dei beni creati; ostacola i progressi dell'anima nell'esercizio delle virtù e nella pratica del bene morale; merita pene temporali. Il peccato veniale deliberato e che sia rimasto senza pentimento, ci dispone poco a poco a commettere il peccato mortale.

Tuttavia il peccato veniale non rompe l'alleanza con Dio. È umanamente riparabile con la grazia di Dio. ‘Non priva della grazia santificante, dell'amicizia con Dio, della carità, né quindi della beatitudine eterna’



III. LA DIVERSITA’ DEI PECCATI

La varietà dei peccati è grande. La Scrittura ne dà parecchi elenchi. La Lettera ai Galati contrappone le opere della carne al frutto dello Spirito: 
"Le opere della carne sono ben note:

fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio" (Gal 5,19-21) [Cf Rm 1,28-32; 1Cor 6,9-10; Ef 5,3-5; 1852 Col 3,5-8; 1Tm 1,9-10; 2Tm 3,2­5].

I peccati possono essere distinti secondo il loro oggetto, come si fa per ogni atto umano, oppure secondo le virtù alle quali si oppongono, per eccesso o per difetto, oppure secondo i comandamenti cui si oppongono. Si possono anche suddividere secondo che riguardano Dio, il prossimo o se stessi; si possono distinguere in peccati spirituali e carnali, o ancora in peccati di pensiero, di parola, di azione e di omissione. La radice del peccato è nel cuore dell'uomo, nella sua libera volontà, secondo quel che insegna il Signore: "Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l'uomo" (Mt 15,19-20). Il cuore è anche la sede della carità, principio delle opere buone e pure, che il peccato ferisce.

IV LA GRAVITA’ DEL PECCATO:

PECCATO MORTALE E VENIALE

È opportuno valutare i peccati in base alla loro gravità. La distinzione tra peccato mortale e peccato veniale, già adombrata nella Scrittura, [Cf 1 Gv 5,16-17] si è imposta nella Tradizione della Chiesa. L'esperienza degli uomini la convalida.

Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell'uomo a causa di una violazione grave della legge di Dio; distoglie l'uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore.

Il peccato veniale lascia sussistere la carità, quantunque la offenda e la ferisca.

Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel Sacramento della Riconciliazione (Confessione).

Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale... tanto se è contro l'amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro ecc., quanto se è contro l'amore del prossimo, come l'omicidio, l'adulterio, ecc... Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l'amore di Dio e del prossimo, è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc., tali peccati sono veniali [San Tommaso d'Aquino, Summa Tommaso d'Aquino, Summatheologiae, I-II, 88,2].

Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni:

"È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso" [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Reconciliatio et paenitentia,17].