mercoledì 9 dicembre 2015

PECCATO VENIALE

Che cos’è il peccato veniale? 

Ma qualcuno ancora se lo domanda?


 “In termini liturgici la perdita dell’identità significa perdita della vocazione religiosa, e il permissivismo morale significa perdita del bisogno della confessione. Laddove molti ricorrevano alla confessione e relativamente pochi alla comunione, ora pochissimi si confessano mentre molti ricorrono alla comunione”

Prima tollerato e poi vezzeggiato come estremo legame con il mondo, il peccato veniale ha indotto alla tiepidezza e oscurato il cielo delle ultime generazioni cristiane. “Quelli che commettono spesso peccati leggeri” ammoniva San Gregorio Magno “non devono considerare la qualità dei loro peccati, ma la loro quantità.

  Se non li impensierisce la gravità, li spaventerà il numero. (…) chi trascura di piangere e schivare i peccati leggeri cadrà non già di colpo, ma un po’ alla volta, dallo stato di giustizia a quello mortale”. E San Tommaso, nella “Summa”, spiega che “un peccato veniale può predisporre a un peccato che è mortale dalla parte di chi lo compie, a modo di conseguenza.

 Aumentata infatti la disposizione o l’abito con gli atti del peccato veniale, l’attrattiva del peccato può aumentare fino al punto che colui che pecca giungerà a porre il proprio fine nel peccato veniale: infatti, in chiunque ha un abito, di per sé, il fine è l’operare secondo tale abito. E così, con la ripetizione dei molti peccati veniali, uno si disporrà al peccato mortale”.

 Riguardo al peccato veniale, il Catechismo sostiene quanto segue: “Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso. Il peccato veniale indebolisce la carità;

manifesta un affetto disordinato per dei beni creati; ostacola i progressi dell'anima nell'esercizio delle virtù e nella pratica del bene morale; merita pene temporali. Il peccato veniale deliberato e che sia rimasto senza pentimento, ci dispone poco a poco a commettere il peccato mortale.

Tuttavia il peccato veniale non rompe l'alleanza con Dio. È umanamente riparabile con la grazia di Dio. ‘Non priva della grazia santificante, dell'amicizia con Dio, della carità, né quindi della beatitudine eterna’



III. LA DIVERSITA’ DEI PECCATI

La varietà dei peccati è grande. La Scrittura ne dà parecchi elenchi. La Lettera ai Galati contrappone le opere della carne al frutto dello Spirito: 
"Le opere della carne sono ben note:

fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio" (Gal 5,19-21) [Cf Rm 1,28-32; 1Cor 6,9-10; Ef 5,3-5; 1852 Col 3,5-8; 1Tm 1,9-10; 2Tm 3,2­5].

I peccati possono essere distinti secondo il loro oggetto, come si fa per ogni atto umano, oppure secondo le virtù alle quali si oppongono, per eccesso o per difetto, oppure secondo i comandamenti cui si oppongono. Si possono anche suddividere secondo che riguardano Dio, il prossimo o se stessi; si possono distinguere in peccati spirituali e carnali, o ancora in peccati di pensiero, di parola, di azione e di omissione. La radice del peccato è nel cuore dell'uomo, nella sua libera volontà, secondo quel che insegna il Signore: "Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l'uomo" (Mt 15,19-20). Il cuore è anche la sede della carità, principio delle opere buone e pure, che il peccato ferisce.

IV LA GRAVITA’ DEL PECCATO:

PECCATO MORTALE E VENIALE

È opportuno valutare i peccati in base alla loro gravità. La distinzione tra peccato mortale e peccato veniale, già adombrata nella Scrittura, [Cf 1 Gv 5,16-17] si è imposta nella Tradizione della Chiesa. L'esperienza degli uomini la convalida.

Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell'uomo a causa di una violazione grave della legge di Dio; distoglie l'uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore.

Il peccato veniale lascia sussistere la carità, quantunque la offenda e la ferisca.

Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel Sacramento della Riconciliazione (Confessione).

Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale... tanto se è contro l'amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro ecc., quanto se è contro l'amore del prossimo, come l'omicidio, l'adulterio, ecc... Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l'amore di Dio e del prossimo, è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc., tali peccati sono veniali [San Tommaso d'Aquino, Summa Tommaso d'Aquino, Summatheologiae, I-II, 88,2].

Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni:

"È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso" [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Reconciliatio et paenitentia,17].


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