Che cos’è il peccato veniale?
Ma qualcuno ancora se lo domanda?
“In termini liturgici la perdita dell’identità
significa perdita della vocazione religiosa, e il permissivismo morale
significa perdita del bisogno della confessione. Laddove
molti ricorrevano alla confessione e relativamente pochi alla comunione, ora
pochissimi si confessano mentre molti ricorrono alla comunione”
Prima tollerato e poi vezzeggiato
come estremo legame con il mondo, il peccato veniale ha indotto alla tiepidezza
e oscurato il cielo delle ultime generazioni cristiane. “Quelli che commettono spesso peccati leggeri” ammoniva San
Gregorio Magno “non devono considerare la qualità dei loro peccati, ma la loro
quantità.
Se non li impensierisce la gravità, li
spaventerà il numero. (…) chi trascura di piangere e schivare i peccati leggeri
cadrà non già di colpo, ma un po’ alla volta, dallo stato di giustizia a quello
mortale”. E San Tommaso, nella “Summa”,
spiega che “un peccato veniale può predisporre a un peccato che è mortale dalla
parte di chi lo compie, a modo di conseguenza.
Aumentata infatti la disposizione o l’abito
con gli atti del peccato veniale, l’attrattiva del peccato può aumentare fino
al punto che colui che pecca giungerà a porre il proprio fine nel peccato veniale:
infatti, in chiunque ha un abito, di per sé, il fine è l’operare secondo tale
abito. E così, con la ripetizione dei molti peccati veniali, uno si disporrà al
peccato mortale”.
Riguardo
al peccato veniale, il Catechismo sostiene quanto segue: “Si commette un
peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la
misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge
morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.
Il peccato veniale indebolisce la carità;
manifesta un affetto disordinato per
dei beni creati; ostacola i progressi dell'anima nell'esercizio delle virtù e
nella pratica del bene morale; merita pene temporali. Il peccato veniale
deliberato e che sia rimasto senza pentimento, ci dispone poco a poco a
commettere il peccato mortale.
Tuttavia il peccato veniale non rompe
l'alleanza con Dio. È umanamente riparabile con la grazia di Dio. ‘Non priva
della grazia santificante, dell'amicizia con Dio, della carità, né quindi della
beatitudine eterna’
III. LA DIVERSITA’ DEI PECCATI
La varietà dei peccati è grande. La
Scrittura ne dà parecchi elenchi. La Lettera ai Galati contrappone le opere
della carne al frutto dello Spirito:
"Le
opere della carne sono ben note:
fornicazione, impurità, libertinaggio,
idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni,
fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi
preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio" (Gal 5,19-21) [Cf Rm 1,28-32; 1Cor 6,9-10; Ef 5,3-5; 1852
Col 3,5-8; 1Tm 1,9-10; 2Tm 3,25].
I peccati possono essere distinti
secondo il loro oggetto, come si fa per ogni atto umano, oppure secondo le
virtù alle quali si oppongono, per eccesso o per difetto, oppure secondo i
comandamenti cui si oppongono. Si possono anche suddividere secondo che
riguardano Dio, il prossimo o se stessi; si possono distinguere in peccati spirituali
e carnali, o ancora in peccati di pensiero, di
parola, di azione e di omissione. La radice del
peccato è nel cuore dell'uomo, nella
sua libera volontà, secondo quel che insegna il Signore: "Dal cuore,
infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le
prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le
cose che rendono immondo l'uomo" (Mt 15,19-20). Il cuore è anche la sede
della carità, principio delle opere buone e pure, che il peccato ferisce.
IV LA GRAVITA’ DEL
PECCATO:
PECCATO MORTALE E
VENIALE
È
opportuno valutare i peccati in base alla loro gravità. La distinzione tra
peccato mortale e peccato veniale, già adombrata nella Scrittura, [Cf 1 Gv
5,16-17] si è imposta nella Tradizione della Chiesa. L'esperienza degli uomini
la convalida.
Il peccato mortale distrugge
la carità nel cuore dell'uomo a causa di una violazione grave della legge di
Dio; distoglie l'uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine,
preferendo a lui un bene inferiore.
Il peccato veniale lascia sussistere la
carità, quantunque la offenda e la ferisca.
Il
peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità,
richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del
cuore, che normalmente si realizza nel Sacramento della Riconciliazione
(Confessione).
Quando
la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla
quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha
di che essere mortale... tanto se è contro l'amore
di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro ecc., quanto se è contro l'amore del prossimo, come l'omicidio, l'adulterio, ecc... Invece, quando la
volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma
tuttavia non va contro l'amore di Dio e del prossimo, è il caso di parole
oziose, di riso inopportuno, ecc., tali peccati sono veniali [San Tommaso
d'Aquino, Summa Tommaso d'Aquino, Summatheologiae, I-II, 88,2].
Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni:
"È peccato mortale quello che ha per
oggetto una materia grave e
che, inoltre, viene commesso con piena
consapevolezza e deliberato
consenso" [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Reconciliatio et paenitentia,17].
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